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Differenza tra "termine minimo di conservazione" e scadenza

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Written by Alessandra Martedì, 23 Giugno 2015 06:20;
Published in Guide Utili;

La differenza tra "termine minimo di conservazione" e scadenza.

È  scaduto lo mangio o no? Un po' di chiarezza.

 

Leggere correttamente l’etichetta di un alimento spesso può non essere cosa semplice per i non addetti ai lavori, per le numerosissime informazioni contenute. Vogliamo darvi un piccolo aiuto e suggerimento proprio perché a volte, le informazioni riportate sono tante!

Sono tante e tali proprio per fornire al consumatore una corretta e trasparente conoscenza dell’alimento che ha comperato e che arriverà sulla sua tavola, senza indurre in errori, dubbi o male interpretazioni sulle caratteristiche specifiche del prodotto a cui non devono in nessun modo essere attribuite proprietà o effetti che esso non ha.

Impariamo qualcosa di più su quella che comunemente viene detta “scadenza”. La prima cosa da dire è che ci sono due tipi di “scadenza”: la scadenza indicata con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” e la scadenza con la dicitura “da consumarsi entro”.

La prima si chiama TMC o Termine minimo di conservazione mentre la seconda è la scadenza vera e propria.

Cosa le differenziano?

Il TMC indica che le caratteristiche del prodotto rimangono inalterate fino alla data indicata, dopodiché lo si può comunque consumare ma non se ne assicura l’integrità. Facciamo un esempio: se una confezione di biscotti presenta il TMC e si mangiano i biscotti dopo breve tempo dopo la data indicata, non significa necessariamente che tali biscotti fanno male. E possibile che non siano così friabili come lo sarebbero appena sfornati, ma non significa che non siano commestibili! E’ quindi possibile che sullo scaffale del negozio si possano trovare anche confezioni per le quali è scaduto il TMC, in quanto ciò è ammesso (in tal caso, qualora vi siano conseguenze igienico-sanitarie in capo al consumatore, il responsabile non sarà più il produttore, bensì il negoziante presso cui si ha fatto la spesa). In Gran Bretagna ad esempio sta fiorendo il commercio di prodotti “scaduti” a prezzi ribassati. Anche In Italia esistono catene nella grande distribuzione dove vengono venduti prodotti prossimi alla scadenza del TMC a prezzi scontati.

La SCADENZA vera e propria invece, indicata con la dicitura “da consumarsi entro…”, indica un termine oltre il quale il prodotto non è più microbiologicamente idoneo al consumo, termine dopo il quale il produttore non garantisce più. Il negoziante, inoltre, ha l’obbligo di togliere dalla vendita i prodotti “scaduti”.

In entrambi i casi, comunque, la data deve essere scritta in modo chiaro e leggibile, con caratteri indelebili e in una posizione facilmente individuabile dal consumatore. Essa deve indicare:
– il giorno, il mese e l’anno per i prodotti conservabili per meno di tre mesi (latte fresco, mozzarelle, yogurt, ecc.);

– solo il mese e l’anno per gli articoli conservabili per più di tre mesi ma per meno di 18;
– solo l’anno per alimenti come i pelati o le verdure in scatola conservabili per più di 18 mesi.

L’indicazione non è invece obbligatoria per i prodotti ortofrutticoli freschi, i vini, l’aceto, i superalcolici, il sale da cucina e lo zucchero.

 

Fonte dell'articolo Consigli Nutrizionali e Benessere

https://www.facebook.com/consiglinutrizionalifranchi?fref=photo

Read 2277 times Last modified on Mercoledì, 01 Luglio 2015 20:35

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